ricette e vini

enogastronomia ricette tipiche
by Valeria
vini & ricette tipiche  
 

Ricette tipiche e vini delle tradizioni enogastronomiche regionali italiane. I nostri itinerari enogastronomici e le recensioni su ristoranti e cantine sono frutto della nostra esperienza diretta


 


 
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IL MIELE...

CIBO

DEGLI DEI

Il MIELE è un prodotto “cooperativo”: la “materia prima” la forniscono le piante e la “mano d’opera” le api. Le api, come ogni lavoratore che si rispetti, hanno bisogno di proteine e di zuccheri: le proteine vengono assunte dal polline, mentre gli zuccheri da nettare e melata. La parola miele sembra derivare dall'ittita melit. Per millenni ha rappresentato l'unico alimento zuccherino concentrato disponibile. Le prime tracce di arnie costruite dall'uomo risalgono al sesto millennio AC circa. Anche nell'antico Egitto il miele era apprezzato, e le prime notizie di apicoltori che si spostavano lungo il Nilo per seguire con le proprie arnie la fioritura delle piante risalgono a 4000 anni fa. Durante gli scavi delle tombe dei faraoni sono stati rinvenuti vasi di miele ermeticamente chiusi il cui contenuto si era perfettamente conservato. Lo usavano anche per curare i disturbi digestivi e per creare unguenti per piaghe e ferite. I sumeri lo impiegavano in creme con argilla, acqua e olio di cedro, mentre i babilonesi lo impiegavano per cucinare: erano diffuse infatti le focaccine fatte con farina, sesamo, datteri e miele. Nel Codice di Hammurabi si ritrovano articoli con cui gli apicoltori erano tutelati dal furto di miele dalle arnie. La medicina ayurvedica, già tremila anni fa, considerava il miele purificante, afrodisiaco, dissetante, vermifugo, antitossico, regolatore, refrigerante, stomachico e cicatrizzante. Per ogni specifico caso era indicato un differente tipo di miele: di ortaggi, di frutti, di cereali o di fiori. I Greci lo consideravano "cibo degli dei", e dunque rappresentava una componente importantissima nei riti che prevedevano offerte votive. Omero descrive la raccolta del miele selvatico; Pitagora lo raccomandava come alimento per una vita lunga. I romani ne importavano grandi quantitativi da Creta, da Cipro, dalla Spagna e da Malta. Quest'ultima pare anche derivarne il nome originale Meilat, appunto terra del miele. Veniva utilizzato come dolcificante, per la produzione di idromele, di birra, come conservante alimentare e per preparare salse agrodolci.
Fra gli alimenti di origine naturale a prevalente composizione zuccherina, il miele è certamente uno tra quelli che richiedono il minor numero di passaggi tecnologici prima di essere avviato nei circuiti commerciali per poter al termine di questi raggiumgere le
ape
tavole dei consumatori finali. Paradossalmente si potrebbe dire che la qualità complessiva del prodotto miele può essere ritenuta tanto più elevata quanti meno strumenti di lavorazione e manipolazioni vengano impiegati prima del suo confezionamento finale.
Un parametro che maggiormente viene ricercato nei produttori del miele è quello relativo alla cosiddetta freschezza del miele. La freschezza del miele è da intendersi, appunto come dice la parola, come la possibilità di mantenere nel tempo quelle proprietà chimico-fisiche e organolettiche che gli sono proprie al momento del raccolto e che potrebbero venire a mancare proprio in seguito a processi di tipo tecnologico non condotti correttamente che il miele potrebbe subire.
Dette caratteristiche sembrano rivestire un’importanza sempre maggiore soprattutto nei paesi ad economia avanzata, ove il consumatore è disposto a sostenere dei costi maggiori pur di trovare ed acquisire un prodotto qualitativamente superiore rispetto agli altri offerti sul mercato.
Possiamo inoltre dire che il miele è al suo apice qualitativo nel momento in cui viene estratto dai favi, successivamente, ogni processo tecnologico a cui sottoporremo il miele nella fase che sta tra il prelievo e la commercializzazione andrà solo a influire negativamente sulle caratteristiche organolettiche e sui parametri chimico fisici, a discapito della qualità e naturalezza che contraddistinguono il prodotto di partenza.
E’ importante quindi conoscere quali processi di lavorazione subisce normalmente il miele.
Questi sono: l’estrazione, tramite disopercolatura dei telaini contenenti il miele, la smielatura, la filtrazione (ossia eliminazione dei corpi estranei eventualmente presenti), e la decantazione.
Il primo passaggio è la disopercolatura, ossia l’asportazione del sottile strato di cera (opercolo) che le api depositano su ogni celletta di miele, a protezione dello stesso.
Il processo consiste nel prelevare uno ad uno  i telaini dal melario ed eliminare l’opercolo. I telaini possono essere completamente opercolati o solo in parte.
miele

Ora si avranno dei telaini completamente disopercolati (quindi senza quel sottile strato di cera protettivo), pronti ad essere immessi nello smielatore. In poche parole ora il telaino viene rimosso dal banco disopercolatore per essere immesso nello smielatore. Lo smielatore non è altro che un grosso recipiente cilindrico di acciao-inox (secondo le norme igienico-sanitarie), che può avere diversa capacità (12, 18, 24, 32 telaini), nel quale sono alloggiati dei “rastrelli” in cui, normalmente,  i telaini  vengono disposti in modo radiale. Dopo aver riempito lo smielatore di telaini, inizia la vera e propria fase di estrazione: lo stesso  viene avviato per mezzo di un motorino elettrico (o con una manovella, nel caso sia manuale), la rotazione dell’asse interno permette l’estrazione del miele per forza centrifuga.
Il miele sbattendo contro le pareti , cola, accumulandosi  sul fondo dello smielatore. Il miele estratto è pero, in questa fase, ancora grezzo, in quanto contiene molte impurità, rappresentate prevalentemente da particelle di cera. L'operazione successiva consiste nello scarico del miele estratto che avviene grazie ad un rubinetto posto sul fianco dello smielatore. Grazie ad una valvola regolabile, il miele viene fatto defluire in un recipiente, di solito un secchio in plastica, atto a contenere alimenti, sul quale viene posto un filtro di acciaio inox, a maglie larghe, che permette una prima grossolana  filtrazione del prodotto.

miele  

Ultima fase del miele in cui subisce una flitratura molto più fine rispetto alla precedente. Detta operazione avviene per mezzo di un filtro a sacco posto su una struttura appoggiata sulla parte superiore dei decantatori.Tale filtro è in PVC per alimenti, denominato a sacco in quanto ha la forma di un piccolo sacco. Esso e' ancorato a una specie di imbuto sulla parte superiore. La latta piena di miele scaricato dallo smielatore, verrà riversata in questo imbuto a cui è ancorato il filtro. In questo modo il miele con ancora presenti le particelle di cera, si troverà

a dover filtrare attraverso le sottili maglie del filtro di PVC, che tratterrà le ultime piccole parti di cera ancora presenti e colerà nel decantatore. La decantazione è una fase in cui il miele “matura” ; il miele infatti viene stoccato in recipienti di acciaio inox di varia capacità (50Kg, 100 Kg, 200Kg, etc..) e per un processo fisico naturale, tende a purificarsi, ossia tutte le piccole particelle ancora in soluzione emergono  in superficie  insieme all’aria che il miele aveva assorbito durante le precedenti manipolazioni (dalla smielatura alla filtrazione). Al termine di questo processo che generalmente dura circa 20/30 giorni, si potrà osservare sulla superficie una schiuma biancastra che viene rimossa con un’‘apposita paletta detta anche schiumarola. Con l’eliminazione della schiuma si chiude il processo di lavorazione artigianale del miele.
Il miele è pronto per essere invasettato.
miele  

Nel miele troviamo essenzialmente glucosio e fruttosio associati a quantità minime di acidi organici, sali minerali, enzimi, aromi e tante altre sostanze, come le vitamine, per lo più in tracce.Questa composizione lo rende un alimento unico e del tutto particolare.
Fino a oggi sono state identificate nel miele oltre 300 sostanze diverse che in grna parte dipendono dalla composizione del nettare o della melata da cui il miele deriva.
I principali costituenti sono gli zuccheri (carboidrati 75-80%) e l’acqua (16.5-18.5 %).

E’ scientificamente offensivo ritenerlo soltanto un mero dolcificante. Secondo la studiosa americana Eva Crane, all’esame gascromatografico, nel miele risultano ben 181 elementi.

"Messi a confronto il potere dolcificante del miele è doppio rispetto allo zucchero nonostante le sue minori calorie. Il miele è ottimo ingrediente per le diete". (Prof.Cannella. Scienza dell’alimentazione alla "Sapienza" Roma. SuperQuark febbraio ‘’96).

I SETTORI CHE TRAGGONO BENEFICIO

PRIME VIE RESPIRATORIE: azione decongestionante e calmante della tosse.

MUSCOLI: aumento della potenza fisica e della resistenza

CUORE: azione cardiotropa.

FEGATO: protezione e disintossicazione.

APPARATO DIGERENTE: specifica funzione stimolante, regolatrice.

RENE: azione diuretica.

SANGUE: apporto antianemico

OSSA: fissazione del calcio-magnesio.

             

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Versione Italiana

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