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Percorsi enogastronomici divisi per Regione
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LA
VALLE D'AOSTA
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La Valle
d'Aosta è una delle regioni più particolari
della nostra penisola, il territorio è reso affascinante
e magico dai verdi pascoli, foreste e dalle bellissime
suggestive valli bianche. Dominata nell'antichità
dal popolo dei Salassi, venne successivamente colonizzata
dai Romani che costruirono strade, ponti ed acquedotti
e fondarono la città di Aosta.
Le caratteristiche della tradizione gastronomica valligiana
sono determinate dall' aspetto morfologico di questa
terra. L’isolamento che ha reso per secoli inaccessibile
la Valle ha portato ad uno sviluppo della gastronomia
basato esclusivamente su prodotti locali, molto legata
alle varie vicende storiche. I prodotti della cucina
valdostana sono tanti e molto vari, gustosissimi conservati
nei secoli con leggere modifiche dovute al miglioramento
delle condizioni socioeconomiche; cibi caratterizzati
da antichi prodotti locali fra cui campeggiano la fontina,
il lardo, il sanato, le castagne e la polenta che tuttoggi
viene preparata "grassa", ovvero arricchita
con burro e formaggio.
La tradizione gastronomica di questa regione è
legata agli ortaggi, al cavolo soprattutto, al pane
di segale, alle castagne, e, in misura molto contenuta,
alla caccia e agli animali da cortile di cui i meno
abbienti si riservavano le parti non commerciabili. |
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Le
valli regalano buon latte e formaggi, pesci d'acqua
dolce e selvaggina, funghi, castagne e frutta.
Tra i formaggi, la celebre fontina è regina di
parecchi piatti tipici, come la "costoletta alla
valdostana", la zuppa di pane, la "polenta
concia", gli gnocchi "alla bava" e la
rinomatissima "fonduta".
La selvaggina si consuma in salmì, cotta lentamente
dopo una lunga marinatura nel vino aromatizzato; la
coscia di stambecco o di camoscio viene trasformata
in "mocetta", cioè viene salata e seccata
come un prosciutto da affettare. L'abitudine di conservare
e aromatizzare le carni col vino è ricordata
anche dalla "carbonata", carne di manzo mantenuta
in vino, cipolla e aromi prima di una cottura che la
rende tenera e saporosa.
Naturalmente, in questi luoghi e con questa cucina,
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polenta è regina,
semplice o condita coi formaggi, e l'abbondanza di erbe
alpine favorisce la preparazione di liquori digestivi,
ma celeberrimo è il caffè, adatto a una
cucina robusta come questa, che si prepara in una miscela
bollente con grappa, vino rosso, buccia di limone e
spezie profumate come la cannella, il chiodo di garofano
e il ginepro.
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Curiosità:
i valdostani in passato,dovettero spesso fare a meno
del sale poichè all'epoca era molto caro e non
facilmente reperibile. Qui Erano poche e avare le zone
da cui si poteva ricavare il sale, dunque era un prodotto
che i valdostani dovevano acquistare. Ma la tassa sul
sale introdotta dopo la seconda metà del 1500
dai Savoia, costrinse gli abitanti della Valle d'Aosta
a prendere la via dei colli alpini per potersene procurare
in Svizzera, soprattutto nella zona del Lago di Ginevra.
Tale tassa costrinse i valdostani al contrabbando: per
avere il sale portavano in Svizzera burro e formaggio.
Il baratto continuò fino a tempi recenti, ma
tabacco e cioccolata presero il posto del sale. |
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In passato
le differenze sociali si notavano soprattutto nell’alimentazione:
mentre i contadini preparavano le loro zuppe con pane
di segale e verdure di stagione, i signori amavano gustare
le zuppe arricchite con brodo di carne, formaggio e
burro; conservate da epoca romana fino ai giorni nostri,
le più famose sono la "seuppa y plat"
e la "seuppa vapeullenèntse": quest'ultima
ha origine dal luogo di probabile provenienza della
ricetta, cioè la Valpelline. Anche il pane non
era lo stesso per i contadini e per i signori: mentre
i primi mangiavano il pane nero i secondi potevano degustare
il pane bianco fresco.
Il pane nero veniva preparato una volta all'anno coinvolgendo
tutta la famiglia;mentre le donne impastavano, gli uomini
si occupavano del forno a legna del paese.
La cottura era attenta e minuziosa e quando il pane
usciva dal forno si faceva una gran festa.
Una volta essiccato, diventava molto duro e per tagliarlo
si utilizzava lo "copapàn", una specie
di coltello di ferro che si trova ancora oggi nei negozi
di artigianato. Questo pane veniva poi ammorbidito mettendolo
per pochi minuti a bagno nelle minestre, nel latte,
o, in mancanza d'altro, nell'acqua. |
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Il
simbolo artigianale e folcloristico della Valle, la
grolla, è una coppa di legno con tanti beccucci,
fatta per passarsi il vino, o il liquore, di mano in
mano e di bocca in bocca. E se il vino è sempre
sinonimo di amicizia e calore, figuriamoci allora nella
Vallée, con queste premesse!
Il vino è arrivato presto in questa zona, grazie
agli antichi abitatori Salassi, che impiantarono la
vite nei pendii più atti allo scopo; buona tradizione
in epoca romana, triste (e comune) declino durante le
razzie barbariche. Si distinguono, nel panorama enologico
attuale, l’Arnad-Monjovet, il Blanc de Morgex
et la Salle, lo Chambave secco e moscato, il Nus Malvoisie,
lo Chardonnay, il Merlot ed altri |
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Dateci consigli sulla gastronomia, sul vino,
sul modo di gestire il nostro sito e chiedeteci informazioni di
qualunque genere. Saremmo lieti di organizzare i vostri viaggi enogasronomici
o di aiutarvi a trovare le bottiglie particolari che da tempo cercate.
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