ricette e vini

enogastronomia ricette tipiche
by Valeria
vini & ricette tipiche  
 

Ricette tipiche e vini delle tradizioni enogastronomiche regionali italiane. I nostri itinerari enogastronomici e le recensioni su ristoranti e cantine sono frutto della nostra esperienza diretta


 


 
   

 

LA VALLE D'AOSTA

 

La Valle d'Aosta è una delle regioni più particolari della nostra penisola, il territorio è reso affascinante e magico dai verdi pascoli, foreste e dalle bellissime suggestive valli bianche. Dominata nell'antichità dal popolo dei Salassi, venne successivamente colonizzata dai Romani che costruirono strade, ponti ed acquedotti e fondarono la città di Aosta.
Le caratteristiche della tradizione gastronomica valligiana sono determinate dall' aspetto morfologico di questa terra. L’isolamento che ha reso per secoli inaccessibile la Valle ha portato ad uno sviluppo della gastronomia basato esclusivamente su prodotti locali, molto legata alle varie vicende storiche. I prodotti della cucina valdostana sono tanti e molto vari, gustosissimi conservati nei secoli con leggere modifiche dovute al miglioramento delle condizioni socioeconomiche; cibi caratterizzati da antichi prodotti locali fra cui campeggiano la fontina, il lardo, il sanato, le castagne e la polenta che tuttoggi viene preparata "grassa", ovvero arricchita con burro e formaggio.
La tradizione gastronomica di questa regione è legata agli ortaggi, al cavolo soprattutto, al pane di segale, alle castagne, e, in misura molto contenuta, alla caccia e agli animali da cortile di cui i meno abbienti si riservavano le parti non commerciabili.
Le valli regalano buon latte e formaggi, pesci d'acqua dolce e selvaggina, funghi, castagne e frutta.
Tra i formaggi, la celebre fontina è regina di parecchi piatti tipici, come la "costoletta alla valdostana", la zuppa di pane, la "polenta concia", gli gnocchi "alla bava" e la rinomatissima "fonduta".
La selvaggina si consuma in salmì, cotta lentamente dopo una lunga marinatura nel vino aromatizzato; la coscia di stambecco o di camoscio viene trasformata in "mocetta", cioè viene salata e seccata come un prosciutto da affettare. L'abitudine di conservare e aromatizzare le carni col vino è ricordata anche dalla "carbonata", carne di manzo mantenuta in vino, cipolla e aromi prima di una cottura che la rende tenera e saporosa.
Naturalmente, in questi luoghi e con questa cucina, la

polenta è regina, semplice o condita coi formaggi, e l'abbondanza di erbe alpine favorisce la preparazione di liquori digestivi, ma celeberrimo è il caffè, adatto a una cucina robusta come questa, che si prepara in una miscela bollente con grappa, vino rosso, buccia di limone e spezie profumate come la cannella, il chiodo di garofano e il ginepro.

Curiosità: i valdostani in passato,dovettero spesso fare a meno del sale poichè all'epoca era molto caro e non facilmente reperibile. Qui Erano poche e avare le zone da cui si poteva ricavare il sale, dunque era un prodotto che i valdostani dovevano acquistare. Ma la tassa sul sale introdotta dopo la seconda metà del 1500 dai Savoia, costrinse gli abitanti della Valle d'Aosta a prendere la via dei colli alpini per potersene procurare in Svizzera, soprattutto nella zona del Lago di Ginevra. Tale tassa costrinse i valdostani al contrabbando: per avere il sale portavano in Svizzera burro e formaggio. Il baratto continuò fino a tempi recenti, ma tabacco e cioccolata presero il posto del sale.
In passato le differenze sociali si notavano soprattutto nell’alimentazione: mentre i contadini preparavano le loro zuppe con pane di segale e verdure di stagione, i signori amavano gustare le zuppe arricchite con brodo di carne, formaggio e burro; conservate da epoca romana fino ai giorni nostri, le più famose sono la "seuppa y plat" e la "seuppa vapeullenèntse": quest'ultima ha origine dal luogo di probabile provenienza della ricetta, cioè la Valpelline. Anche il pane non era lo stesso per i contadini e per i signori: mentre i primi mangiavano il pane nero i secondi potevano degustare il pane bianco fresco.
Il pane nero veniva preparato una volta all'anno coinvolgendo tutta la famiglia;mentre le donne impastavano, gli uomini si occupavano del forno a legna del paese.
La cottura era attenta e minuziosa e quando il pane usciva dal forno si faceva una gran festa.
Una volta essiccato, diventava molto duro e per tagliarlo si utilizzava lo "copapàn", una specie di coltello di ferro che si trova ancora oggi nei negozi di artigianato. Questo pane veniva poi ammorbidito mettendolo per pochi minuti a bagno nelle minestre, nel latte, o, in mancanza d'altro, nell'acqua.
       
Il simbolo artigianale e folcloristico della Valle, la grolla, è una coppa di legno con tanti beccucci, fatta per passarsi il vino, o il liquore, di mano in mano e di bocca in bocca. E se il vino è sempre sinonimo di amicizia e calore, figuriamoci allora nella Vallée, con queste premesse!
Il vino è arrivato presto in questa zona, grazie agli antichi abitatori Salassi, che impiantarono la vite nei pendii più atti allo scopo; buona tradizione in epoca romana, triste (e comune) declino durante le razzie barbariche. Si distinguono, nel panorama enologico attuale, l’Arnad-Monjovet, il Blanc de Morgex et la Salle, lo Chambave secco e moscato, il Nus Malvoisie, lo Chardonnay, il Merlot ed altri
 
   
       
     

 

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