|
ETICHETTE
La carta d’identità
di ciò che mangiamo e beviamo
A fianco dei prodotti freschi, una grossa quota della nostra razione
alimentare è coperta dai prodotti conservati e confezionati.
Per questi prodotti, l'etichetta riportata sulla confezione è
uno strumento di informazione fondamentale per il consumatore. L'Unione
Europea ha pubblicato nel marzo 2000 un Testo Unico, la direttiva
2000/13/CE, che sostituisce tutte le norme emanate in materia e
abroga tutte le direttive precedenti. La nuova direttiva dell'UE
prevede che l'etichetta di un prodotto alimentare confezionato riporti
queste specificazioni:
1. La denominazione di vendita, cioè il nome del prodotto
previsto dalla legge (per esempio: pasta all'uovo, cioccolato al
latte, pomodori pelati in scatola).
2. L'elenco degli ingredienti, riportati in ordine di peso decrescente
(dall'ingrediente presente in quantità maggiore sino a quello
presente nella quantità più bassa). Tra gli ingredienti
vanno riportati anche gli eventuali additivi (coloranti, conservanti
ecc..).
3. La quantità di taluni ingredienti o categorie di ingredienti.
4. Per gli alimenti in imballaggi preconfezionati, il quantitativo
netto in peso o in volume (per i liquidi). Se un prodotto è
venduto immerso in un liquido (per esempio i pomodori pelati, le
olive in salamoia, la frutta sciroppata), allora deve essere indicata
anche la quantità di prodotto sgocciolato.
5. Il termine minimo di conservazione o, nel caso di prodotti molto
deperibili, la data di
scadenza. Il termine minimo di conservazione si indica con la frase
"da consumarsi preferibilmente entro...", ed è
la data fino alla quale il prodotto mantiene inalterate le sue caratteristiche
di qualità; un alimento può comunque essere consumato
anche dopo tale termine. La data di scadenza si indica invece con
la frase "da consumarsi entro..." e rappresenta la data
entro la quale il prodotto va consumato.
6. Le modalità di conservazione o utilizzazione, se si devono
adottare particolari accorgimenti.
7. Il nome e la ragione sociale e l'indirizzo del fabbricante o
del confezionatore o del venditore stabilito nella Comunità.
8. Il luogo d'origine o di provenienza, quando l'omissione di tale
indicazione può indurre in errore il consumatore circa l'origine
o la provenienza effettiva del prodotto alimentare.
9. Le istruzioni d'uso, quando l'omissione non consenta al consumatore
di fare un uso appropriato del prodotto.
10. Per le bevande con un contenuto alcolico superiore all'1,2%
in volume, il grado alcolico effettivo.
11. L'attuale legislazione vigente in Italia prevede anche l'indicazione
del lotto di appartenenza del prodotto, in pratica la "partita
di produzione" dell'alimento.
|
|
|

Un'etichetta non è
veritiera, e perciò fuorilegge, in questi casi:
* se inganna sulle caratteristiche del prodotto;
* se attribuisce al prodotto proprietà o effetti che non
possiede;
* se suggerisce che un prodotto possiede caratteristiche particolari
quando quasi tutti i prodotti analoghi le possiedono;
* se attribuisce al prodotto proprietà atte a curare o prevenire
una malattia (sono escluse le acque minerali e i prodotti destinati
a un'alimentazione particolare);
* se la forma o l'aspetto conferito ai prodotti o ai loro imballaggi
sono tali da trarre in inganno il consumatore.
Spesso ci si imbatte in etichette che, pur senza essere esplicitamente
fuorilegge, non assolvono bene al loro dovere di informare in modo
chiaro il consumatore. Ecco qualche esempio:
- L'etichetta nascosta. Capita purtroppo di incappare in confezioni
belle e attraenti, che richiedono però l'uso degli occhiali
per la lettura delle informazioni, scritte con caratteri microscopici,
con colori poco evidenti e in punti poco accessibili. Per alcuni
prodotti si arriva perfino a stampare gli ingredienti sulla linea
di saldatura delle confezioni o sulle fascette che vengono distrutte
alla prima apertura.
- Gli ingredienti fantasma. Come detto, la legge specifica che,
se nella presentazione del prodotto si citano ingredienti particolari,
questi vanno riportati nell'elenco degli ingredienti con l'indicazione
della percentuale presente. Leggendo con cura l'etichetta, non è
difficile accorgersi che molti prodotti vengono pubblicizzati per
l'impiego di ingredienti costosi e naturali, presenti in realtà
in quantità minima.
- La lingua straniera. In alcune etichette sono riportate tutte
le indicazioni anche in varie lingue straniere. Possono creare confusione,
soprattutto se affollano esageratamente l'etichetta rendendo difficile
l'individuazione del testo in italiano.
- I giochi a premi. È molto frequente che concorsi, offerte
promozionali e raccolte a punti trovino ampio spazio sull'etichetta,
a scapito di informazioni più utili anche se meno allettanti.
- Il nome di fantasia. Infine, va notato che la denominazione di
vendita del prodotto dovrebbe saltare all'occhio con maggiore evidenza
del suo nome di fantasia. Quest'ultimo ha infatti il solo scopo
di rendere "simpatico" il prodotto al consumatore rispetto
alla concorrenza e non dà invece indicazioni sull'effettiva
qualità.

Alimento nell'occhio del
ciclone, la carne, anche quella non confezionata,
deve riportare un'etichetta, posta sulla vaschetta o sul cartello
a fianco del banco frigorifero. Si tratta di una vera e propria
carta d'identità che riporta:
* un codice di tracciabilità (un numero) che serve a identificare
l'animale o il gruppo di animali da cui proviene la carne
* il nome o la sigla del Paese dove l'animale è stato macellato
e il numero identificativo del macello
* il nome o la sigla del Paese dove l'animale è stato sezionato
e il numero identificativo dello stabilimento
Un'etichetta che, a fianco del codice di tracciabilità, riporti
le indicazioni IT M S, identifica un animale macellato (M) e sezionato
(S) in Italia (IT).
Dal 2002 sull'etichetta delle carni prodotte in Europa si troverà
anche l'indicazione del paese dove l'animale è stato allevato
e le modalità di allevamento.
Le
denominazioni DOP e IGP
Anche la conoscenza di questi marchi è un elemento di informazione
utile per il consumatore. Sono due tipi importanti di protezione
e tutela della tipicità nel settore agroalimentare, istituiti
a livello comunitario per valorizzare i prodotti di qualità.
DOP significa "Denominazione di Origine Protetta", mentre
IGP sta per "Indicazione Geografica Protetta". Queste
denominazioni vengono applicate a prodotti alimentari di diversa
natura: formaggi, salumi, oli, pani, esclusi i vini e le bevande
alcoliche.
* La denominazione di origine protetta indica un prodotto agricolo
o alimentare, originario e prodotto interamente in una zona specifica
(regione, luogo o paese), con particolari caratteristiche di qualità
dovute essenzialmente all'ambiente geografico, comprensivo dei fattori
naturali e umani.
* L'indicazione geografica serve invece a designare un prodotto
agricolo o alimentare, originario di una zona specifica, di cui
una determinata qualità possa essere attribuita all'origine
geografica. I prodotti con indicazione geografica non devono necessariamente
essere prodotti nell'area indicata, ma è sufficiente che
essi siano lì trasformati o elaborati.
La differenza tra le due indicazioni, denominazione d'origine e
indicazione geografica, sta proprio in questo: mentre per la denominazione
d'origine tutto il ciclo produttivo deve essere svolto nell'area
di denominazione, per l'indicazione geografica basta che vi sia
svolta una parte del ciclo, quella che porta al prodotto finito.
Si possono così utilizzare materie prime provenienti da altre
regioni.
L'etichetta
nutrizionale
A fianco delle indicazioni obbligatorie per legge, sulla confezione
dei prodotti alimentari può anche trovare posto una "etichetta
nutrizionale", che riporta il valore energetico (in kcal e
kJ) e il contenuto di principi nutritivi. Si tratta certamente di
uno strumento utile per tenere meglio sotto controllo la propria
alimentazione. Sull'etichetta nutrizionale, oltre al valore energetico,
è permesso riportare la quantità di:
* proteine
* carboidrati
* grassi
* fibre alimentari
* sodio
* vitamine e sali minerali presenti in quantità significativa,
indicando anche in quale misura quelle contenute nel prodotto possono
coprire il fabbisogno giornaliero.
Purtroppo, non tutte le etichette nutrizionali sono ugualmente chiare.
In particolare sarebbe sensato che i dati di composizione fossero
sempre indicati anche per una porzione di consumo, oltre che per
100 grammi di prodotto.

|
|